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RIFORMA PUBBLICO IMPIEGO: TROISE COMMENTA IL DDL SU IL SOLE 24 ORE SANITA'.
ALL'INTERNO IL TESTO DEL DDL DELEGA
05/06/2012

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Una disciplina specifica del lavoro flessibile nella Sanità, con il lavoro a tempo indeterminato che resta però il «contratto dominante». Nuove regole sui licenziamenti disciplinari che andranno correlati al rafforzamento dei doveri dei dipendenti e dei dirigenti. Forme di partecipazione dei sindacati ai processi di riorganizzazione della pubblica amministrazione. E una revisione delle norme in materia di premialità e valutazione che di fatto, prevedendo l'addio alle "tre fasce", mandano in soffitta la riforma Brunetta del 2009.

Sono questi i cardini della bozza di disegno di legge delega sul pubblico impiego, messo a punto dal ministro della Pa, Filippo Patroni Griffi, sulla base dell'intesa siglata a maggio da Governo, Regioni, enti locali e sindacati (LEGGI), e atteso in questi giorni al primo via libera del Consiglio dei ministri. Sette articoli che, una volta approvati, dovranno tradursi entro nove mesi in uno o più decreti legislativi delegati. Con un obiettivo dichiarato, almeno nelle intenzioni: armonizzare la disciplina del lavoro pubblico con quella nuovissima del lavoro privato, approvata dal Senato il 31 maggio con quattro fiducie e pronta per cominciare l'iter alla Camera.

Delega che Il Sole-24 Ore Sanità n. 22/2012 in distribuzione da oggi è in grado di anticipare.

Per il Ssn la novità più attesa della delega è il mandato a mettere ordine nelle tipologie di lavoro flessibile attraverso una disciplina specifica. Peculiarità che il settore sanitario condividerà con la ricerca e l'istruzione e che i sindacati sperano possa arginare la giungla del precariato.

«Alla Funzione pubblica è già aperto un tavolo che si è riunito il 29 maggio», sottolinea Costantino Troise, segretario dei dirigenti Cosmed e dei medici ospedalieri dell'Anaao. «La nostra richiesta minima è quella di dare un deciso altolà alla pratica dei "mini-contratti": alcune aziende sono arrivate a stipulare con i medici contratti di un mese. È un abuso evidente. Bisogna tornare ad avvisi pubblici per incarichi di 8 mesi-un anno e prolungare quelli in essere per un periodo ragionevole, nell'ottica di favorire la stabilizzazione».

Sono però i licenziamenti il vero punto "sensibile" della riforma. Il testo di Patroni Griffi è piuttosto soft: i decreti delegati dovranno «riordinare la disciplina» di quelli disciplinari tipizzando le relative ipotesi legali e le tutele e rafforzando i doveri disciplinari dei lavoratori. Dal passaggio è sparito l'ancoraggio del riordino al contratto collettivo nazionale (presente nell'accordo con i sindacati), alimentando qualche sospetto. Che non è stato certamente fugato dal botta e risposta tra i ministri del Lavoro e della Pa. Elsa Fornero aveva auspicato giorni fa che «qualcosa di simile a ciò che abbiamo fatto per i dipendenti privati, relativamente alla possibilità di licenziare, sia inserito nella delega per i dipendenti pubblici» perché «non vogliamo disparità di trattamento». Parole che avevano immediatamente scatenato le reazioni dei sindacati e che erano state "mitigate" da Patroni Griffi con un sibillino: «Il tema è previsto nel testo. A questo punto ritengo sia opportuno approfondire alcuni aspetti tecnici in Consiglio dei ministri». Come a dire: pace fatta, ma il capitolo non sembra chiuso.

Più pacifica (e più gradita) è la parte della delega finalizzata al riordino della contrattazione collettiva e alla revisione del Dlgs 150/2009, in coerenza - specifica la delega - con la legge 15/2009. Rispetto alla «Brunetta» i sindacati recuperano terreno: avranno voce in capitolo sui processi di riorganizzazione e ristrutturazione delle amministrazioni. Se il testo conferma la riduzione del numero dei comparti prevista dalla legge 15, la cui determinazione è demandata alla contrattazione collettiva, aggiunge poi che i decreti delegati dovranno individuare un numero di comparti che tenga conto delle competenze di Regioni ed enti locali. «Non possiamo non concordare - osserva Troise - perché si ritorna a un metodo corretto di governo del sistema e perché si riapre la strada al mantenimento dell'area contrattuale della dirigenza medica, sanitaria e veterinaria svincolata da quella degli amministrativi».

Disco verde anche alla modifica dei sistemi di premialità e valutazione. Ma il segretario Cosmed precisa: «Sembra che il Governo proceda guardando al resto del pubblico impiego, che con la Sanità ha poco a che fare. La nostra retribuzione di risultato viaggia su cifre irrisorie: parliamo di 500 euro l'anno nelle grandi aziende. E i nostri sistemi di valutazione sono stati introdotti prima di tutti gli altri».

La bozza di Ddl è già passata al vaglio dei presidenti delle Regioni con pochissime osservazioni. Manca soltanto il via libera del Governo. «Speriamo - conclude Troise - che tenga fede agli impegni».

 

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